Nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre tornerà l’ora solare. Le lancette si sposteranno indietro di un’ora, modificando improvvisamente un riferimento che scandisce le nostre giornate. Per gli adulti si tratta spesso di un piccolo aggiustamento organizzativo, ma per i bambini e le bambine il tempo non è ancora quello segnato dall’orologio. È un tempo vissuto attraverso il corpo, la luce, la fame, la stanchezza, le relazioni e la ripetizione delle esperienze quotidiane. Per questo, anche un cambiamento apparentemente minimo può essere percepito in modo diverso dai più piccoli.
Il sonno, infatti, non è soltanto una questione di orari. È un processo biologico complesso, strettamente connesso alla maturazione del sistema nervoso, alla regolazione emotiva e al senso di sicurezza. Nei primi anni di vita, i ritmi sonno-veglia sono ancora in evoluzione e ogni bambino/a attraversa questo percorso con tempi e modalità differenti. Il ritorno dell’ora solare può rendere temporaneamente più evidenti alcune caratteristiche del sonno infantile: risvegli anticipati, maggiore stanchezza o una diversa distribuzione dei momenti di riposo. Non necessariamente si tratta di difficoltà da correggere, ma di possibili manifestazioni di un organismo che sta cercando un nuovo equilibrio.
Spesso, però, ciò che rende faticosi questi passaggi non è soltanto il cambiamento in sé, quanto la distanza tra i bisogni del bambino/a e le aspettative degli adulti. La quotidianità familiare è inevitabilmente scandita da orari, impegni e necessità organizzative, mentre bambini e bambine rispondono a ritmi interni che non sempre coincidono con quelli richiesti dall’ambiente. Quando il sonno si modifica, anche solo per qualche giorno, può emergere nei genitori la sensazione che qualcosa non stia funzionando o che sia necessario intervenire rapidamente per ripristinare la normalità. Eppure, lo sviluppo infantile non procede secondo una traiettoria lineare: è fatto di adattamenti, oscillazioni e continui riassestamenti

Anche l’aspetto relazionale merita attenzione
Addormentarsi significa anche attraversare una separazione, lasciare temporaneamente la relazione e affidarsi a una condizione di riposo. Per bambini e bambine, soprattutto nei primi anni, questo passaggio può richiedere vicinanza, prevedibilità e rassicurazione. Nei momenti in cui i ritmi abituali cambiano, il bisogno di contatto o di presenza dell’adulto può diventare più evidente. Non è necessariamente il segnale di un passo indietro nell’autonomia, ma può rappresentare una modalità attraverso cui bambini e bambine cercano continuità e sicurezza mentre si adattano a qualcosa di nuovo.
Il ritorno dell’ora solare diventa così un’occasione per riflettere sul rapporto che, come adulti, abbiamo con il tempo dei bambini. Siamo abituati a misurare il sonno in ore, a osservare gli orari dei risvegli e a cercare regolarità, talvolta dimenticando che dietro ogni ritmo c’è un bambino che cresce, si sviluppa e costruisce progressivamente le proprie capacità di autoregolazione. Accompagnare la crescita significa anche riconoscere che non tutti i tempi possono essere accelerati o controllati. A volte, ciò di cui un bambino/a ha bisogno non è ritrovare immediatamente l’orario di prima, ma poter attraversare un piccolo cambiamento sentendo che, nella relazione con l’adulto, qualcosa rimane stabile.
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Anna Scarafile-Psicologa e consulente sul sonno dei bambini